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Gesualdo Variations: il madrigale rinnovato di David Chevallier

Ecco un disco che non ha paura di mescolare le carte del passato con quelle del presente, anche a costo di sembrare “eclettico” o persino bizzarro: la base di partenza sono i madrigali dal quinto e sesto libro di Gesualdo da Venosa, il celebre compositore dalla vita turbolenta ma dalla tecnica contrappuntistica non meno provocatoria, specialmente quella sua sottile predilezione per la dissonanza – nel contesto della musica seicentesca non era proprio semplice affermarne i diritti- e per la cultura laboriosa e instancabile con la quale Gesualdo assimilava la musica italiana quanto fiamminga che lo circondava. Medesima intensità e voracità si trovano nel percorso musicale di David Chevallier, chitarrista aperto ad ogni influenza tra jazz, contemporanea, elettroacustica, pop, oltre che valido interprete musicale di testi letterari (tra i suoi preferiti figurano due italiani, Buzzati e Cesare Pavese).

Alla polifonia dei madrigali in Gesualdo Variations (Zig-zag territoires) rispondono scelte altrettanto complesse negli arrangiamenti nella robusta componente d’improvvisazione che non solo non viene negata, magari nel nome di un’intepretazione filologica quanto sterile del Maestro, ma viene accolta con entusiasmo e assimilata – lo spiega bene anche Jean-Luc Tamby nel libretto del cd- alla struttura del madrigale. Come dire che Chevallier si colloca a monte del processo compositivo (studia le partiture da una decina d’anni, occorre precisarlo) tentando di “aprire” la morsa della tradizione, non meno dei suoi illustri predecessori (Monteverdi, per esempio). Una proposta molto attuale e che non è di per sè originiale, certo, ma che giunge comunque a toccare risonanze ampie e zone di confine tra musica classica e free jazz, campiture “atonali” che a contatto con le voci del madrigale possono produrre effetti vertiginosi.

Il risultato complessivo sembra notevole per invenzione. Forse qui o là un po’ eccessivo, ma non era la posta in gioco di un incontro del genere? Visto che ci troviamo in Francia, tanto varrebbe citare George Bataille, ma non complichiamo la situazione. Nell’insieme rimane un disco che non manca affatto di estro (armonico e non solo) quanto felice nelle soluzioni strumentali, specialmente le chitarre e i fiati. Anche dopo molti ascolti il disco suona freschissimo e pungente, di grande eleganza formale e pieno di un brio che resta raro se paragonato a certe paludate esecuzioni di musica antica – quella madrigalistica mi sembra una delle più colpite, recentemente, ma forse mi sbaglio- alle quali ci siamo abituati per amore della storia e del “vero”, magari, ma che rischiano in ogni momento di restare dei seriosi esercizi di lettura. Gesualdo, ne sono certo, avrebbe gradito questo lavoro d’intarsio che fa della trasgressione un sistema e del sistema tonale un’opportunità tra le altre.

Informazioni e ascolti sul sito del compositore:

www.david-chevallier.com/discographie.html

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