Chopin secondo Schumann: storia di una delusione

schumannSiamo talmente abituati a pensare a Frederik Chopin come ad un genio assoluto che non è facile ammettere che il suo talento ha avuto una storia, come tutte le cose, e che non sempre è stato apprezzato dai suoi contemporanei. Persino Robert Schumann ha avuto dei dubbi. Se si leggono con attenzione gli scritti critici di Schumann pubblicati sulla Neue Zeitschrift für Musik, si può osservare la parabola d’interesse verso Chopin tra gli anni 1836 e 1841, quando una certa delusione comincia a emergere tra le righe. Che cos’era avvenuto per giustificare il cambiamento di opinione?

In un articolo dedicato al Primo concerto per pianoforte e orchestra op. 11 e al Secondo concerto op. 21, è facile notare l’ammirazione di Schumann e il conseguente tentativo di giustificare la musica di Chopin sul piano storico: “Come un tempo, ad esempio, Hummel seguì la voce di Mozart rivestendo i pensieri del maestro d’un brillante velo svolazzante, così Chopin seguì quella di Beethoven. Oppure, senza immagine: come Hummel elaborò lo stile di Mozart per il godimento di chiunque e per il virtuoso di un determinato strumento, così Chopin condusse lo spirito di Beethoven nella sala da concerto”. Il paragone sia con Hummel che con Beethoven, com’è ampiamente noto, non è convincente. Ma già all’epoca Schumann, in veste di critico musicale, aveva intuito la singolarità di Chopin, quel suo attaccamento al pianoforte e la sua reticenza orchestrale. Infatti scrive: “Chopin non s’introdusse con un esercito orchestrale come fanno i grandi geni; egli possiede soltanto una piccola coorte, ma gli appartiene tutta intera fino all’ultimo eroe”. Vale la pena notare come Schumann, nella sua recensione, approfitta per tratteggiare una figura politica e non soltanto estetica, quasi un Prometeo dei moti rivoluzionari. Sta qui la celebre formula: “Le opere di Chopin sono cannoni sepolti sotto i fiori”. Continua a leggere

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